Non è per dire, ma chi dice che i nostri nonni avevano fatto ben altri sacrifici per sopportare la guerra rispetto a quello che stiamo facendo ora, non ha poi tanto torto. In fondo, cosa ci viene chiesto? Dobbiamo solo restare al sicuro nelle nostre case, col nostro frigorifero a disposizione, internet veloce, la pay-tv, il satellite... Certo, per molte persone non è facile. Pensa a chi non ha niente da mettere in quel frigorifero. Pensa a chi internet non lo sa nemmeno usare, pensa a chi non ha il digitale terrestre e viaggia ancora col tubo catodico. Pensa a chi è a casa tutto il giorno con i bambini, e non sa più a che santo votarsi per combattere la noia. E poi – diamine – vogliamo mettere la consapevolezza di non poterli portare fuori? La primavera sta arrivando, e non possiamo nemmeno pensare alle festività in arrivo. Per noi la Pasqua è importante. Per noi è la festa più importante dell'anno, e siamo qui – bloccati in casa, tra il frigorifero e il divano, il tuo faccino spesso triste al pensiero che non potremo festeggiare coi nonni. E così abbiamo dipinto le uova con i colori alimentari, perché la Pasqua – indipendentemente dalla pandemia o meno – arriverà lo stesso, e quando arriva voi bambini avete tutto il diritto di pretendere che sia colorata. Che sia serena. Che sia profumata di cioccolato e colorata a festa. Così ho preso quei sei piccoli tubetti di colore che avevo comprato parecchio tempo fa, quando ancora eri troppo piccolo, e mentre li abbiamo preparati abbiamo fatto lessare le uova al punto giusto – finché non è stata ora di metterci al lavoro. E quando ti ho posato l'uovo ancora caldo nella manina hai cominciato a piangere. Veloci lacrime lucide hanno solcato il tuo faccino, e in quell'istante mi sono sentita morire. Avrei voluto levarti quell'uovo caldo dalla mano e gettarlo via immediatamente, coprirtela di baci, accarezzarti fino a farti dimenticare il dolore... Ma non l'ho fatto. Sono stata calma, ho sorriso mentre tu urlavi con la tua voce da bambino, e ti ho spiegato che era necessario che l'uovo fosse caldo – per far sì che la tinta ci rimanesse attaccata. Sono rimasta tranquilla, anche se dentro ho provato una disperazione che ancora oggi – a distanza di giorni – porto con me, se ripenso all'episodio. Ma, insieme al dolore, ripenso anche che quando abbiamo finito di dipingere le nostre uova colorate e le abbiamo posate sul davanzale della finestra, mi sei venuto vicino e mi hai accarezzato – con la stessa manina scottata! - e mi hai fatto un sorriso bellissimo dicendomi "Mamma, hai visto che lavoro magnifico ho fatto! Ne è proprio valsa la pena, di sentire un po' di male..." Ed è stato in quel momento che ho capito cosa vuol dire restare un po' a lato, rimanendo pronta a tirarti su in fretta se cadi, ma lasciandoti camminare da solo. Come l'equilibrista con l'uovo nel cucchiaio. O nella mano, che è ancora meno semplice. Ma ne vale la pena.